settembre 6th 2011 | Posted by
Redazione

Gabriele Del Carlo
Ventisette anni, lucchese, un curriculum da far invidia e un carattere che lascia trasparire dietro la faccia pulita da ragazzino tutta la sicurezza e la competenza nel lavoro che fa.
Gabriele Del Carlo, vicecampione italiano in carica del concorso Miglior Sommelier d’Italia 2010, Miglior Sommelier della Toscana 2011 e Miglior Professionista Solidus dell’anno 2011, lavora come sommelier in uno degli hotel più prestigiosi del mondo, il Four Season George V di Parigi.
Una posizione privilegiata che gli permette di osservare come il mondo della ristorazione di alto livello si pone nei confronti dell’enologia italiana, ma anche nei confronti dei distillati di italica produzione.
Gabriele, cosa significa essere sommelier in uno dei luoghi più fashion del mondo? Con le possibilità di spendere crescono anche le esigenze dei clienti in fatto di vini e distillati?
Non nego che essere uno dei sommelier dell’equipe del George V a Parigi con direttore Eric Beaumard (vice miglior sommelier del mondo nel 1998 a Vienna) ti dà una carica ed una voglia incredibile, poi per quanto riguarda le opportunità di assaggiare grandi vini, posso dire che il George V ti offre la possibilità di aprire vini che credo pochissimi posti al mondo possono permettersi. Tutto questo grazie ad una clientela con delle potenzialità enormi: la media è di bottiglie sui 130 euro ma spesso -anche 2/3 volte a settimana – arriva il cliente disposto ad aprire grandissimi vini in millesimi prestigiosi, come un Mg di Petrus 1982 a 33.000 euro!
Che rapporto ha il cliente con i distillati?
Tra i distillati è chiaro che predominino quelli d’oltralpe ben noti a tutti gli appassionati.
Riserve pregiate e annate vecchissime arricchiscono la grande carta di vini,i più pregiati sono gli Hennessy Ellips, la riserva Talent di HINE con prezzi che vanno dai 450€ per il 1° a 900€ per il secondo. Passando al cognac, il più prestigioso è un Martell 1804 a 2000 euro la dose.
Per quanto riguarda invece il nostro prodotto italiano abbiamo una selezione delle più richieste tra cui rare e pregiate collezioni di produttori famosi e storicamente rilevanti.
Gli ospiti francesi ben noti per il loro attaccamento ai propri colori non si lasciano mai consigliare e vanno dritti ai grandi classici come Cognac o Armagnac, quindi è con i turisti che il sommelier può avere un certo potere nell’influenzare e nel suggerire la scelta giusta alla fine del pasto passando con il carrello dei digestivi e proponendo ciò che si a voglia di far scoprire.
Facile è capire dove oriento i miei clienti, anche per sfida con i miei colleghi (tutti francesi): io mi impegno nel proporre la grappa in base al gusto dell’ospite, da quella piacevole e fruttata servita ad una temperatura di 14° C a quelle più secche, fino a quelle barricate per chi le preferisce dal gusto più suadente e vellutato che non hanno niente da invidiare ai cognac e gli armagnac!
E’ capitato che qualcuno abbia esplicitamente richiesto a fine pasto un distillato italiano?
Clienti che esplicitamente domandino a fine pasto un bicchiere di grappa non è facile trovarne, ma l’indicazione del cammino da seguire vale più di mille carte di distillati anche perché a fine serata il cliente è stanco e si lascia condurre.
Qual’è il tuo rapporto con la grappa?
Personalmente sono un amatore delle grappe piuttosto morbide una delle mie preferite è quella di moscato Nonino per la facilità di beva e per finezza anche se devo dire che la complessità di profumi che evocano quelle della distilleria Berta sono molto affascinanti! Mi capita di berle in occasione di allenamenti che facciamo una volta a settimana che riguardano serie di distillati alla cieca provenienti da tutto il mondo…mi posso sbagliare su distillati o liquori particolari ma una cosa che ritrovo sempre è il sapore italiano della grappa che ci rappresenta nel mondo!