
Alberto Bettini, patron di "Amerigo dal 1934"
Dal lontano 1934, quando Amerigo e Agnese aprirono la Trattoria, il locale è sempre stato un punto di riferimento nella valle dell’Appennino Bolognese, a Savigno. La cucina semplice, fatta di ciò che il cortile, il pollaio, l’orto, i campi ed i boschi offrono sono – oggi come ieri – l’anima dei piatti ristorante Amerigo dal 1934, locale premiato con una stella sulla Guida Michelin. Nel corso degli anni la passione è aumentata giungendo oggi alla terza generazione di osti. Accanto alle ricette della tradizione, la cucina di Amerigo dal 1934 ha sviluppato piatti più innovativi ma sempre semplici, dove cogliere quel sottile equilibrio tra rusticità ed eleganza. Tra le scelte del locale, quella di proporre al cliente una carta delle grappe e dei distillati, per favorire una scelta attenta ai gusti e alle esigenze. Ne parliamo con Alberto Bettini, patron del locale.
La carta dei distillati o delle grappe: un vezzo del ristoratore o un elemento utile al cliente per scegliere il giusto “finale” di una cena?
Decisamente la carta dei distillati è uno strumento utile e culturalmente formativo per i clienti, di solito abituati a scegliere sempre lo stesso marchio o affidarsi ai ristoratori. In questo modo invece possono affrontare la scelta valutando le differenze tra le diverse proposte, o informarsi qualora non conoscano gli elementi distintivi.

Il consumatore: la scelta di una grappa alla fine del pasto è dovuta alla necessità di un “digestivo” o è determinata dal piacere della degustazione di un prodotto?
Il cliente “old style” vede la grappa come digestivo. Quello attento, invece, come puro piacere e giusto finale del pasto. Credo anche che il fatto di considerarla digestivo possa anche essere un modo di ingannare se stessi (o la moglie…) e dare una giustificazione salutista ad una voglia.
Quali sono gli elementi che influenzano la scelta? Il consumatore conosce e sceglie la grappa o non fa distinzioni tra le diverse tipologie?
Vale la risposta alla vostra prima domanda. In genere le richieste si riferiscono a “secca” o “morbida” oppure “aromatica” o “non aromatica”. Qualche volta si fa riferimento ad un marchio conosciuto o ad una abitudine degustativa; alcune altre alla regione di provenienza. Molto più precise sono le richieste che riguardano distillati invecchiati esteri.


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